Il 24 Maggio si è conclusa una deludentissima e noiosissima stagione di Serie A, piena di errori arbitrali e infortuni dei migliori giocatori di ogni squadra, ma soprattutto appiattita da un canovaccio tattico che si è ripetuto per la maggior parte delle partite nell’arco dell’intera stagione, ovvero: l’opposizione di un rigido e ben organizzato catenaccio delle piccole al giropalla delle big, quasi sempre sterile, dato che la palla passava spesso da un difensore centrale all’altro e raramente ne scaturivano azioni pericolose.

Da quel giorno, terminato il campionato, le speranze dei tifosi italiani si sono proiettate sull’imminente Mondiale (al quale peraltro la Nazionale Italiana, specchio della Serie A, non si è qualificata). C’era voglia di ritrovare l’entusiasmo per questo sport, ammirando i campioni internazionali.

Il Mondiale, ormai, è giunto al termine e, purtroppo, più che di sport si parla delle polemiche su alcune scelte della Fifa (dall’“Hydration Break” all’estensione a 48 squadre) e sulle interferenze del presidente Infantino (e di Donald Trump) che hanno distolto l’attenzione dal gioco.

Ciò nonostante, il Mondiale resta sempre il Mondiale: ossia la competizione all’interno della quale si esprime la miglior versione del calcio. Ciò è dovuto sia allo spettacolo esibito dai fenomeni in campo (penso ai gol di Mbappè o alla tenacia di Bellingham), sia alle emozioni che trasmettono calciatori di nazionali minori quando compiono imprese nelle quali neanche loro riuscivano a credere (non dimenticherò mai le lacrime di Vozinha dopo essere riuscito a lasciare inviolata la propria porta contro la Spagna, oppure, per restare su Capo Verde, l’esultanza di Cabral dopo l’eurogol del momentaneo pareggio contro l’Argentina).

Meritano, inoltre, di essere ricordate: le vogate in giro per l’America dei tifosi norvegesi guidati da Haaland, Odegard e un gruppo compattissimo, ma anche il bel gioco del Marocco e delle altre sottovalutate africane (Egitto, Costa d’Avorio e Congo) e, per finire, le ultime apparizioni dei grandi campioni che mi hanno fatto innamorare di questo sport (Ronaldo, Messi, Modric, James Rodriguez e tanti altri).

Anche se la finale non è stata all’altezza delle emozioni e dello spettacolo ammirato per tutto il resto della competizione, l’esito è stato indiscutibilmente meritocratico. La Spagna si è riconfermata, come all’Europeo di due anni fa, una squadra talentuosa, giovane ed esperta allo stesso tempo, e ben organizzata, ma in più, in questo Mondiale, ha dimostrato di avere le idee talmente chiare sul proprio gioco, che anche cambiando gli interpreti il risultato sarebbe stato raggiunto. Inoltre, ha insegnato a tutto il mondo che un gruppo, solido come il loro, batterà sempre anche le migliori individualità.

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