«Sei intenditore di ippica?» Con questa domanda, Massimiliano Allegri rispose in modo ironico alle continue critiche ricevute a causa dell’eccessivo pragmatismo della sua Juventus. Non immaginava, però, che quella frase sarebbe diventata storia. A partire da quella risposta, fu allo stesso tempo coniata e catalogata sotto l’etichetta del “corto muso” la filosofia di gioco di allenatori precedentemente definiti “risultatisti” e disprezzati per la scarsa spettacolarità del proprio gioco. Questa scherzosa etichetta, nata dalle parole di Allegri, diventerà per il tecnico una croce dalla quale non riuscirà mai più a staccarsi.
Gli anni più recenti di una carriera precedentemente piena di vittorie sono stati per Allegri estremamente complessi e spesso fallimentari. Per assurdo, la parabola discendente – che vede Max passare dall’essere ad un passo dal vincere la Champions (persa in finale nel 2017) alla mancata qualificazione alla stessa competizione con il Milan nella stagione appena conclusasi – ebbe inizio proprio a partire dall’intervista in cui pronunciò quell’espressione tipica dell’ippica. Il “corto muso”, che quel giorno Max utilizzò come metafora scherzosa, viene da allora continuamente usato con accezione dispregiativa per criticare il suo gioco.
Il bersaglio preferito degli opinionisti
Oggi, quando si parla di Allegri, si parla di un gioco noioso e difensivo, tanto che, soprattutto negli ultimi tempi, nessuno riesce a ricordare vittorie con più di un gol di scarto conquistate dalle sue squadre. E anch’io, che guardo con piacere quasi tutte le partite di Serie A ogni weekend, ammetto che mi sono divertito di più con quelle del Sassuolo o dell’Udinese che con le sue ultime versioni di Juve e Milan.
Ciò nonostante, pur rendendomi conto di fare una cosa impopolare (perché a sostenere Max sono rimasti davvero in pochi), voglio spezzare una lancia in suo favore, innanzitutto giustificando alcune sue scelte. Noi tutti tifosi italiani pensiamo di essere allenatori migliori di quelli che allenano la nostra squadra del cuore, ma farlo per mestiere non è così semplice, soprattutto in squadre di alta classifica: le responsabilità raddoppiano, le società sono pronte ad esonerarti alla seconda sconfitta consecutiva e i tifosi, abituati a vincere, non sono contenti se non sono primi in classifica. In queste squadre, checché se ne dica, ciò che conta più di ogni altra cosa sono i risultati, che si possono raggiungere in tanti modi: con lo spettacolo, con la fortuna, con il pragmatismo.
Dalle stalle alle stelle
Max negli ultimi anni ha evidentemente scelto quest’ultima strada, forse perché consapevole che con i giocatori che aveva a disposizione sarebbe stato complicato raggiungere gli obbiettivi velleitari pretesi da tifosi e società con un gioco spettacolare. Avrà pensato che speculare sulla scarsa qualità della rosa sarebbe stata l’unica chance che aveva per ottenere risultati.

Una strategia che negli anni di crisi alla Juve aveva portato frutti ma che non ha funzionato, invece, nell’ultima stagione al Milan in cui, nonostante la proposta di gioco pragmatica (e soporifera), la squadra di Allegri non è riuscita a conquistare la qualificazione per la Champions, che per settimane era parsa già acquisita. Per la gloriosa storia dei rossoneri, è una sconfitta: l’Europa League non può soddisfare tifosi e società. Dare tutte le colpe a Max è, però, fin troppo facile. L’anno precedente, infatti, un Milan con una rosa migliore era finito fuori da tutte le coppe, poiché i due allenatori che si erano alternati nel corso della stagione volevano proporre un gioco offensivo rivelatosi inguardabile almeno quanto quello di Allegri. Quindi il “corto muso” non andrebbe condannato a prescindere dalle risorse, e dai giocatori, che si hanno a disposizione.
Perciò ora mi rivolgo direttamente a te, tanto criticato Max: sono un tifoso napoletano che vuole darti tanta fiducia e ti chiede di cancellare questi anni deludenti. I giocatori del Napoli sono stelle degne di un campione come te e ti daranno la possibilità di proporre un gioco fantasioso, frutto della semplicità che hai sempre predicato. Come facevi con quella Juve piena di fenomeni che da piccolo mi sembrava imbattibile, quella che nel 2018 vinse il campionato realizzando 9 gol in più del bellissimo Napoli di Sarri, a cui purtroppo non bastò mettere il record di punti della sua storia. Puoi regalarci quest’anno la felicità che ci rubasti allora.
In bocca al lupo, Max! Anzi: al galoppo!
